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IL Teatro Romano di Ferentino - La Scuola “ADOTTA” un monumento

8 Feb, 2024
08 Febbraio, 2024

Alfonso Bàrtoli fu lo scopritore del Teatro Romano di Ferentino, armonica costruzione del II secolo d. C. che sfrutta il declivio della collina. Nell’area prossima all’orchestra le gradinate della cavea sono scavate direttamente nella roccia; mentre nell’area soprastante alle gradinate romane superstiti sono venute alla luce poderose strutture laterizie, fondamenta della struttura teatrale in muratura, purtroppo andata in massima parte perduta. Come attestò Titìnio, commediografo latino del II sec. a.C., contemporaneo di Plauto, “Ferentinàtis pòpulus res graecas studet (in Psaltria seu Ferentinas): i cittadini di Ferentino amano vivere “alla greca”; infatti, in età romana, praticavano l’arte, gli spettacoli, le terme; vivevano nelle mollezze del lusso. Nel Teatro Romano la tradizione riconosce il luogo dove il centurione Ambrogio fu condannato a morte perché non rinnegò la fede cristiana. Il racconto devozionale, la Passione di S. Ambrogio, che risale alla fine del VII - inizi VIII sec. d. C., individua altri luoghi del martirio di Ambrogio: Porta Sanguinaria, da dove uscì in catene per recarsi sul luogo del supplizio; la località Monticchio dove venne decapitato, convertendo alla sua fede ben quattordici Ferentinati, che assistettero al martirio e morirono insieme a lui.

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Venuto a Ferentino nel 1920 a studiare i monumenti e le epigrafi latine della città, Alfonso Bartoli fu consigliato da mons. Giuseppe Casali a visitare l’orto dei Signori De Andreis, “che sta sul declivio che dalla Via Consolare digrada verso la Porta Sanguinaria e le mura della città”. Camminando nel loro giardino insieme con mons. Casali, Bartoli fu attratto dal muro curvilineo, ricoperto dalla vegetazione spontanea, e dalle case, delimitanti il lato orientale dell’ampio giardino. L’ingegnere ferentinate Igino De Sanctis fece il rilievo del sito, dal quale risultò che le tracce del muro in curva e il profilo delle case, poste nel lato est del giardino, formavano un semicerchio riconducibile alla pianta di un teatro romano.

Nella mia attività di assessore alla cultura nel Comune di Ferentino (1998-2001) mi dedicai a portare avanti progetti iniziati dagli anni Settanta del secolo scorso, durante il sindacato di mio padre Carlo e nel decennio 1982-1992 in cui fu assessore alla cultura, che culminarono nel 1991 con l’inaugurazione del lavoro di scavo nell’area del Teatro Romano antico, individuata da Alfonso Bartoli nei primi anni Venti del Novecento. Effettuati i saggi autorizzati dal Ministero dopo la strepitosa notizia data nell’Accademia dei Lincei da Alfonso Bartoli relativa al rinvenimento di un teatro romano a Ferentino senza che vi fossero fonti letterarie che lo documentassero, i finanziamenti per riportare alla luce il teatro arrivarono negli anni Ottanta del secolo scorso e questi, inseriti nel progetto “Itinerari Turistici”, portarono a vantaggio di Ferentino una serie di finanziamenti a stralcio. Come spiegò il direttore generale del MIBAC il prof. Francesco Sisinni, il progetto di recupero dell’area teatrale di età romana prevedeva serie successive di finanziamenti, mano a mano che si riportava alla luce il teatro. Nel 1991 a Ferentino, nel corso di un importantissimo congresso scientifico organizzato dal Centro di Studi Internazionali “Giuseppe Ermini” sui teatri romani antichi del Lazio (Teatri romani del lazio meridionale, Ferentino-Cassino 25/26 maggio 1991, pp. 7-162, in: Il “Latium” meridionale e Roma, Contributi del Centro Ermini, su questioni di storia romana, 2001. Importantissimo l’intervento di Costantino Centroni, Il teatro romano di Ferentino. Risultati dell’ultimo intervento di recupero del 1990, pp. 131-162), si inaugurarono i lavori eseguiti e che avevano scoperto circa i due terzi dell’area teatrale. La dott.ssa Maria Luisa Veloccia Rinaldi, soprintendente alle antichità del Lazio, rilevò la grande importanza del teatro di età traianea. Per riportare tutto il teatro alla luce si dovevano studiare interventi di messa in sicurezza dell’area per permettere i successivi interventi di ripristino dell’area teatrale. Il teatro antico era ricoperto da una massa ingente di terra di riporto, sulla quale insistevano palazzi medievali e moderni. Alla fine della società romana, presumibilmente tra VI e VII secolo d. C., l’opera architettonica del teatro era stata utilizzata come cava di materiale per la costruzione di edifici religiosi, privati e pubblici della Ferentino medievale. Essendo caduta l’area in disuso, era stata ricoperta da successivi strati di terreno di riporto. Proseguendo gli scavi, si sarebbero ritrovati i ruderi del teatro, le sue sostruzioni, che messe in luce avrebbero dato lustro alla città e al territorio, dando nuova luce sulla conoscenza scientifica della civiltà romana e questo sarebbe stato un valore molto più importante che l’utilizzo di un’area archeologica per rappresentazioni teatrali. Riportare alla luce il teatro romano di Ferentino avrebbe comportato un intervento di restauro conservativo delle strutture originali romane, quelle che si sarebbero trovate una volta liberata l’area dai detriti e dalle case che insistevano sull’orchestra e parte della scena. Utilizzare l’area per rappresentazioni teatrali, per dare un teatro fruibile alla città, non era prevedibile; a meno che non fossero riemerse tracce antiche pari almeno al 60% delle strutture originarie. Solo allora si sarebbe potuto parlare di restauro restitutivo; altrimenti sarebbe stato un intervento che avrebbe falsificato la struttura antica. A Ferentino il teatro romano era stato costruito dai Romani in parte scavando le gradinate nella pietra del pendio collinare; nell’area superiore della cavea l’edificio teatrale era stato costruito in opera laterizia, struttura questa che aveva subito nei secoli gravi e disastrosi crolli delle gradinate e conservazione in alcune parti della cavea solo nelle sostruzioni. Era veramente un falso storico ricostruire qualcosa che da millenni non esisteva più e per di più era testimoniato solo da resti archeologici, leggibili e riconducibili a confronti con altri esempi coevi e più fortunati; ma certo improbabili per una ricostruzione autentica del teatro romano ferentinate. Altri finanziamenti sono arrivati nel periodo in cui sono stata assessore; anche un cospicuo finanziamento è stato elargito dall’Henkel nel 25° anniversario della sua presenza nel territorio di Ferentino. Questi permisero lo sterro della gran massa di terriccio che gravava sulla parte alta della cavea e la messa in sicurezza dell’area con palificazioni, per garantire le case costruite nel medioevo e di pregio storico.

Di seguito il testo completo in pdf: pdfLa Scuola adotta un monumento - Il Teatro Romano di Ferentino.pdf22.72 MB

A Ferentino il teatro romano era stato costruito dai Romani in parte scavando le gradinate nella pietra del pendio collinare...