
Ferentino nella storia - Progetto Un Museo per la Città di Ferentino.
La città di Ferentino sorge su una collina a 393 metri dal livello del mare, dominando così tutta la valle del Sacco. Ferentino vanta antiche e nobili origini, ma soprattutto costituisce un singolare esempio di continuità urbanistica nel corso dei secoli. Ferentino nasce come città Ernica, ma già nel 413 a. C. fu conquistata dai Romani. Pur aderendo alla lega Ernica insieme ad Anagni, Alatri e Veroli, rimase fedele alleata di Roma quando nel 307 a. C le altre città della Lega insorsero contro l'Urbe. Nel 211 a. C fu distrutta da Annibale, ma i Romani contribuirono alla sua ricostruzione. Al termine della guerra sociale Ferentino ottenne la cittadinanza romana. Dalla fine del III sec. a.C. la città fu coinvolta in una grandiosa opera di riassetto urbanistico voluta dalla stessa Urbe. Questo interesse per Ferentino aveva una duplice spiegazione. Da un lato Roma voleva premiare la città per la sua fedeltà, dall’altro voleva renderla più efficiente e sfruttare la già fiorente situazione economica. Infatti Ferentino era costeggiata dalla via Latina, la più estesa e veloce arteria di traffico interno, che collegava Roma alle regioni meridionali. Per prima fu restaurata la cinta muraria in opera poligonale, la cui prima fondazione è databile al IV sec. a.C. Con l’ausilio di terrazzamenti si definirono meglio le aree urbane, permettendo la costruzione del centro abitato su una superficie a dislivello come poteva essere quella collinare. Lungo tutta la cinta muraria si aprono numerose porte e posterule. A Sud-Ovest si apre Porta S. Agata, toponimo medievale riferito al borgo S. Agata presso cui è situata la porta. La porta non presenta strutture aggettanti di difesa. Nella balconata, ristrutturata in epoca barocca, è collocata una 9 iscrizione molto importante: si tratta dell’epigrafe dedicata a Giulia Domna, madre di Caracalla, alla quale il Senato di Ferentino concede qualcosa. L’importanza di tale testimonianza sta proprio nell’attestare la presenza di una struttura politica avanzata all’interno della città. A sud del circuito murario si trova la Porta detta Pentagonale, per la sua forma a pentagono. Si ignora il motivo della sua particolare chiusura, realizzata con la stessa tecnica di costruzione tale da pensare ad un ripensamento in fase costruttiva. A Sud del paese si apre Porta Sanguinaria. L’origine del nome è incerta. Si dice che nei pressi della medesima porta si sia combattuta una terribile battaglia tra Ernici e Romani a tal punto che il sangue dei caduti e dei feriti tinse le mura. Altre fonti riconducono l’origine della denominazione alla presenza del mattatoio delle bestie o del luogo delle esecuzioni capitali proprio fuori tale porta. Porta Sanguinaria era di fondamentale importanza per la città di Ferentino. Infatti si trova a Sud del paese e fronteggia la vallata del fiume Sacco, immettendosi nella via Latina. La porta presenta una triplice struttura costruttiva: nella parte inferiore i blocchi sono grossi poligoni ben levigati; la seconda fascia, che risale al II sec. a. C., è costituita da pietre squadrate in forma di parallelepipedo regolare e presenta alcuni buchi funzionali all’assetto della porta stessa. Essi avevano il compito di alleggerire il peso fornendo una maggiore stabilità; la terza fascia risale al periodo medievale e presenta delle fessure che testimoniano la presenza di un ballatoio costruito per assicurare un sistema difensivo maggiore. Porta Casamari, o Maggiore, costituisce in Ferentino l’esempio più significativo di porta scea, cioè difensiva. Infatti la porta mostra ancora la doppia ghiera a conci radiali. La muratura purtroppo è andata distrutta e oggi sono visibili solo le due arcate. Presso la porta si erge una torretta difensiva di epoca medievale. A Nord del circuito murario si apre Porta Montana il cui toponimo risale al medioevo. La porta è stata soggetta a restauro durante il Settecento e ne è testimonianza il rivestimento a bugnato. Tuttavia al suo interno è ancora visibile l’originaria struttura romana a doppio fornice. Altre porte ancora oggi visibili sono: Porta S. Croce di cui possediamo la ricostruzione medievale, Porta S. Francesco, alla quale, nel medioevo, addossarono una torretta a scopo difensivo. Proseguendo verso ovest le mura fanno da sostruzione a 2 posterule situate sotto la passeggiata del paese in Viale Guglielmo Marconi. Notevole è anche la Porta di accesso meridionale all'Acropoli, denominata del Fattore. L’alta porta ha gli stipiti in opera poligonale, ma è chiusa da un arco a tutto sesto in conci radiali. Sul concio in chiave un rilievo ricorda l’immagine fallica, augurio di fertilità e ricchezza, simbolo apotropaico generalmente scolpito sulle cinte murarie di area laziale nel II sec. a. C. Quanto all’assetto viario la città presenta una struttura a scacchiera, con strade che si sviluppano in modo ortogonale rispetto alle due arterie principali: il Kardo Massimo, che si snoda in direzione Nord- Sud ed il Decumano Massimo, che collega i punti Est- Ovest della città. Il Kardo collegava Porta Sanguinaria a Porta Montana, mentre il Decumano Porta S. Agata a Porta S. Croce. In corrispondenza dell’incrocio fra le due strade nasceva il Foro, che in Ferentino viene localizzato nell’area di Piazza Gramsci, detta di S. Pancrazio, dove sono visibili ancora oggi tracce di pavimentazione romana. Il culmine dei lavori di ammodernamento si ebbe con la costruzione dell’Acropoli e del suo poderoso Avancorpo (II sec. a. C.). Nel lato sud dell’avancorpo è incisa una iscrizione, dalla quale si ricavano i nomi dei censori che curarono i lavori: Aulo Irzio e Marco Lollio. L'Acropoli presenta una duplice tecnica costruttiva. Esternamente è realizzata in opera poligonale, mentre al suo interno è attestato l’uso del calcestruzzo. La diversa struttura indica una cultura intenta a celebrare la grandezza del passato anche attraverso l’adozione di tecniche moderne che favoriscono la celebrazione dell’eterno. Per favorire l’afflusso ed il deflusso dei cittadini all'Acropoli, si costruì l’edificio così detto del Mercato Coperto, una sorta di via tecta, cioè coperta, sulla quale si aprono cinque botteghe coperte con volte a botte. Nella parete di fondo della quarta bottega si apre una porta, collegata in origine da scale lignee per permettere l’accesso ad una via secondaria, che collegava rapidamente alla 10 spianata dell’Acropoli. In età imperiale, tra il I ed il II sec. d. C., Ferentino fu abbellita e resa importante grazie alla costruzione delle Terme e del Teatro presso la Porta Sanguinaria. Un'ulteriore area monumentale era fuori dalle mura, dove vennero eretti monumenti celebrativi ma anche funerari, dato che la zona era costeggiata dalla via Latina, per cui si prestava allo scopo proprio come accadde per la via Appia. Il maggiore monumento della zona è quello del "Testamento" di Aulo Quintilio Prisco. L’epigrafe viene considerata come la "regina delle iscrizioni rupestri latine", sia per la struttura che per lo stato di conservazione. La realizzazione di questo monumento è databile intorno al I sec. a. C., perché presenta le stesse caratteristiche formali di equilibrio, ordine ed armonia tipiche dei monumenti che risalgono al periodo Augusteo.
Ferentino ha avuto una lunga continuità di vita e notevole prosperità economica nel corso dei secoli e questo si manifesta nella presenza di numerose strutture architettoniche e monumentali risalenti anche al Medioevo e all'età Moderna. Ricordiamo prima tra tutte la chiesa di S. Maria Maggiore, prossima al settore sud-orientale delle mura di cinta e alle porte Sanguinaria e Casamari. Eretta e consacrata dai Cistercensi nel 1121, grazie ai fondi stanziati dal Comune (Statuta Civitatis Ferentini, metà del XV sec., Libro V, rubrica 81) e da Federico II di Svevia, la chiesa di S. Maria Maggiore è costruita sull’area di un antico terrazzamento in opera poligonale, dove era ubicata una domus ecclesiae della primitiva comunità cristiana ferentinate. A questa domus, forse del IV sec. d. C., fa riferimento un'epigrafe funeraria mutila, ancor oggi conservata in S. Maria Maggiore, nel cui testo si riporta la dedica di Gaio Valerio alla moglie, morta in giovane età, la quale ricostruì a sue spese una casa, distrutta durante una terribile persecuzione. Tracce di questa abitazione romana del IV sec. d. C. sono inglobate nelle strutture di fondazione dell'attuale chiesa, venute alla luce durante lavori di restauro. I medesimi restauri hanno messo in evidenza anche le fondazioni di due edifici absidati, con orientamento opposto a quello della chiesa attuale, databili probabilmente ai secoli del tardo-antico e dell’epoca altomedievale. La chiesa di S. Maria Maggiore è in stile gotico-cistercense, come si può vedere dalle decorazioni a beccatelli sgusciati del sottotetto, dai contrafforti a cappuccio, che rinforzano all’esterno le strutture perimetrali della chiesa, e dall’inserimento in facciata di orizzontali cornici marcapiano. La facciata è ornata da tre rosoni; il rosone più elaborato è quello che dà luce alla navata centrale: raffigura una rosa stilizzata ed è sormontato da un bassorilievo in marmo bianco, che riproduce Cristo benedicente. La porta centrale è ornata da un elegante protiro, databile agli inizi del secolo XIV. Esso è sorretto da leoni stilofori e decorato con elementi vegetali desunti dal repertorio classico. Nell’attico bassorilievi raffiguranti i simboli degli evangelisti si affiancano al riquadro centrale con l’immagine dell’agnello crucifero. Le porte laterali sono decorate da lunette semicircolari, profilate da cornici marmoree: quella di sinistra è sorretta da due testine coronate ornamentali, che la tradizione identifica in Federico II di Svevia e in Costanza d’Altavilla. All’interno lo spazio si presenta semplice e austero nelle navate, scandite da pilastri a sezione rettangolare e coperte da capriate lignee; raffinato e solenne nel transetto, definito da ampie volte a crociera, sostenute da eleganti pilastri a fascio, decorati da capitelli di chiara fattura cistercense. Un corto tiburio ottagonale, reso aereo da ampie finestre, si imposta leggero sul tetto in corrispondenza della crociera centrale del transetto. Sull’acropoli romana sorge l'attuale Cattedrale di Ferentino, dedicata ai fratelli martiri romani Giovanni e Paolo. Essa fu costruita nelle forme attuali nel 1108 durante l’episcopato di Agostino, già monaco di Casamari. La chiesa ha una semplice facciata a spioventi con tre porte architravate, sormontate da lunette semicircolari. La compatta superficie muraria della facciata è alleggerita sulla porta maggiore da una monofora, ingentilita da una elegante cornice marmorea in forma di esile colonnina a fusto liscio. L'interno è a tre navate absidate, di cui la centrale è maggiore. La pavimentazione musiva risale al XIII secolo, opera di Giacomo della famiglia romana dei Cosmati. Nel mezzo della navata centrale il pavimento è rialzato di un gradino, probabile testimonianza di una perduta schola cantorum. Oltre alla sontuosa pavimentazione cosmatesca, l’interno della cattedrale è arricchito dall’elegante colonna tortile del cero pasquale, dal bellissimo ciborio datato al periodo tra il 1228 e il 1240, opera del marmorario romano Drudo de Trivio, e da un ciborio marmoreo parietale del secolo XV, attribuito alla scuola di Mino da Fiesole. La decorazione pittorica risale ai primi anni del XX sec. ed è opera del maestro Eugenio Cisterna. La porta di accesso alla sacrestia è ornata da leoni stilofori e da mensole medievali in foggia di teste coronate. All’interno della sacrestia si conservano i pregevoli resti architettonici di un ciborio altomedievale, le cui lastre, scolpite a bassorilievo con i motivi a treccia di ispirazione longobarda, evidenziano un’esecuzione raffinata, frutto di maestranze legate alla tradizione scultorea paleocristiana romana. Nel 1250 i Francescani costruirono la chiesa di S. Francesco con annesso il convento e, poco distante, una torretta di difesa. Altre chiese di età medievale sono quella di S. Agata (restaurata nel XVIII sec.) presso il borgo omonimo, quella di S. Lucia, situata nei pressi del teatro romano, quella di S. Valentino (restaurata tra XVIII e XIX sec.), edificata sull'attuale Piazza Matteotti, l'Oratorio dei SS. Filippo e Giacomo (sec. XIII), edificato lungo l'attuale Via Consolare, la chiesa di S. Maria dei Cavalieri Gaudenti (restaurata nel XVIII sec.), edificata nei pressi di Porta Montana. Una menzione speciale si deve fare per il complesso monumentale della chiesa di S. Antonio abate con annesso monastero. Tale complesso architettonico, eretto sul Colle detto del Fico, fu fondato tra il 1260 e il 1270 da Pietro del Morrone (Celestino V). La bella chiesa duecentesca dal 1296 al 1330 ospitò le spoglie mortali del suo fondatore, morto a Fumone il 19 maggio 1296. La chiesa, fondata direttamente sul banco tufaceo di appoggio, si abbellì nel XIII sec. di affreschi di pregevole fattura, di cui purtroppo oggi rimangono solo le sinopie, perché la chiesa fu manomessa nel sec. XVIII. La chiesa ha una semplice facciata a capanna con campanile impostato su uno degli spioventi; la porta di accesso, sormontata da una lunetta a tutto sesto, presenta un architrave sorretto da mensole di chiara fattura cistercense. L’edificio ha una pianta a tre navate, distinte da pilastri che sorreggono arcate a tutto sesto in prossimità della parte di controfacciata e a sesto acuto in prossimità della zona presbiteriale. Le navatelle laterali sono coperte da volte a crociera. La navata centrale ha la parete absidale rettilinea e presenta due tipi di copertura: lignea nell’area destinata ai fedeli e in muratura con volta a crociera sulla campata occupata dall’altare. I restauri recenti hanno riportato alla luce un affresco databile agli inizi del XIV secolo, raffigurante a grandezza naturale S. Pietro Celestino. La chiesa conserva, scavato nella navata centrale, il sepolcro, che custodì per trenta anni il corpo del Papa Angelico. Molto interessante è il complesso monasteriale, che si addossa alla chiesa. L’ordine celestino lo resse fino alla sua soppressione, avvenuta nel 1810. Il monastero del XIII secolo è stato assai deturpato nel corso dei secoli, tuttavia conserva tracce evidenti del periodo medievale specialmente nel chiostro, dove semplici pilastrini, conclusi da capitelli piatti a trapezio rovesciato, sorreggono arcate a sesto ribassato. Lungo Via Consolare sono visibili alcuni edifici civili che testimoniano la fioritura dell’arte medievale in Ferentino: il palazzo D’Arce – Bruscoli (XIII sec.), il Palazzetto De Andreis (XV sec.), o ancora il Palazzetto dei Cavalieri Gaudenti (1250 circa). Di notevole importanza è anche il primo palazzo comunale, detto Palazzo Consolare, sito in piazza Mazzini, del quale, nel secondo dopoguerra, i restauri hanno portato alla luce la splendida loggia medievale e, attualmente, le fondazioni di una domus romana del I-II sec. d. C. Ferentino vanta non solo monumenti, ma anche personalità illustri. Ricordiamo l’umanista Martino Filetico che nel XVI secolo lasciò parte della sua eredità a favore dell’istruzione dei ragazzi poveri. Nel XVIII secolo venne potenziata la scuola femminile ad opera delle Maestre Pie Venerini, dal cui sodalizio sorse nel XIX secolo un monastero di suore francescane di clausura che si assunse la responsabilità di curare l’educazione delle ragazze del paese. In questo monastero fu accolta nel 1819 Costanza Troiani, che diventerà Madre Caterina, la quale viene ricordata per la sua missione umanitaria in Egitto, dove riscattò moltissime bambine di colore dalla schiavitù. Durante il Risorgimento a Ferentino si distinsero il medico Alessandro Angelini di fede mazziniana, deputato all’Assemblea Costituente Romana del 1849, ed Achille Giorgi, primo sindaco di Ferentino dopo l’annessione del paese al Regno d’Italia. Altra personalità illustre fu Alfonso Giorgi, letterato, storico ed epigrafista. Nel XX secolo si distinse Luigi Morosini, architetto ed ingegnere nonché autore di alcuni monumenti, come la Vittoria Alata, sita nella piazza centrale ed eretta in memoria dei caduti del primo conflitto mondiale. Durante la Seconda Guerra Mondiale due cittadini di Ferentino, don Giuseppe Morosini e il tenente Alberto Lolli Ghetti, per il loro eroismo meritarono la medaglia d’oro al valore militare.
Qui trovi il testo completo in pdf:
Progetto Un Museo per la Citta A.S. 2001-2002 area di progetto 3 B.pdf4.28 MB


Si te grata quies et primam somnus in horam / delectct, si te pulvis strepitusque rotarum, /

