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Chiesa di S. Maria Maggiore
Seguendo le strette vie del centro storico di Ferentino, che, nell’impianto urbano medievale, si dipanano come i fili di un gomitolo, si arriva davanti ad uno splendido edificio sacro: la chiesa di S. Maria Maggiore in stile gotico-cistercense. Edificata alla metà del XIII secolo dalle maestranze dei conversi cistercensi provenienti dalla vicina Abbazia di Casamari o di Fossanova, sorge su preesistenti chiese paleocristiane/altomedievali, le cui fondamenta sono venute alla luce durante i restauri della Chiesa superiore degli anni ‘70 del secolo scorso; si sono rilevate le fondazioni molto frammentarie di due edifici, probabilmente chiese: una databile al V-VI secolo d. C.; l’altra più grande all’VIII-IX secolo d. C. Un’iscrizione romana del IV secolo, conservata nella chiesa, fu trovata agli inizi del XX secolo durante gli scavi per impostare il nuovo altare in stile neogotico, opera dell’ing. Luigi Morosini di Ferentino. L’epigrafe ricorda che in quel luogo si ergeva la domus di Valerio Gaio, distrutta durante una violentissima persecuzione dei cristiani, domus che la sposa Dolcissima, di 34 anni e 10 mesi, ricostruì a sue spese, forse dopo l’editto di Milano (313 d. C.) per renderla chiesa..jpg)
La domus di Valerio Gaio era il luogo dove si riuniva l’assemblea dei cristiani per celebrare i sacri misteri della Redenzione e la chiesa di S. Maria Maggiore, costruita nel luogo della domus ecclesiae, fu la cattedrale di Ferentino probabilmente fino al X - XI secolo. Forse lo spostamento della cattedrale sull’acropoli romana, definitivamente cristianizzata, dove dall’età paleocristiana esistevano due chiese: una dedicata a S. Pietro e l’altra alla Vergine Maria, potrebbe essere avvenuto durante l’episcopato del vescovo Pasquale, la cui esistenza è testificata da due epigrafi di rara importanza. Il vescovo Pasquale, coevo dell’omonimo Pasquale I papa (817-824), viene citato in un’epigrafe mutila, abrasa in più punti perché riutilizzata, ma leggibile nel suo contenuto più importante; in tale iscrizione si ricorda un donativo del vescovo Pasquale ad una chiesa non identificabile, ma da individuare o nella chiesa di S. Pietro oppure nella chiesa, costruita, forse, dallo stesso Pasquale per accogliere le spoglie di S. Ambrogio. Questa seconda ipotesi potrebbe essere supportata dalla certificazione che ne dà Paolo marmorario, intervenuto nella nuova decorazione, in cattedrale, della cappella in onore del Patrono alla metà del XIII secolo: il primo ritrovamento delle reliquie di S. Ambrogio fu durante il pontificato di Pasquale I, all’epoca del vescovo Pasquale, così come attestava l’autentica conservata nell’urna contenente le reliquie del Martire (recognitio del 1639). Ma potrebbe essere probabile che il trasferimento della cattedrale sull’acropoli non è da attribuire a Pasquale vescovo e nemmeno a Leone vescovo dell’XI secolo, citato in un’iscrizione mutila rinvenuta durante i precitati lavori di restauro in S. Maria Maggiore. Tale iscrizione, riutilizzata nella muratura della facciata di S. Maria Maggiore (del secolo XIII) fu rinvenuta il 9 giugno 1977; essa tratta di donativi di suppellettile liturgica effettuati dal vescovo Leone per la chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria madre di Dio, edificio sicuramente precedente a quello dell’attuale S. Maria Maggiore, ma insistente nella medesima area. Con l’episcopato di Agostino (1106-1111) avviene, secondo quanto ritiene la tradizione, lo spostamento delle spoglie di S. Ambrogio nella nuova cattedrale di Ferentino, eretta sulla spianata dell’acropoli, sicuramente all’interno di una precedente chiesa esistente già dall’epoca paleocristiana in tale sito e di cui resta memoria in un’epigrafe di età paleocristiana, rinvenuta nella facciata dell’attuale cattedrale e riferita ad una Vedova, che ricostruì a sue spese la basilica distrutta da una persecuzione violentissima (forse quella dioclezianea del 304 d. C.).
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R·I·E·X·E·M·PPLI
POST·ANNV
VIDVA·SEDIT
BASILICA·A·SEVIS
V·VIT·QVE·OBITA·EST
…IVGI
L’iscrizione, citata da Mommsen (1883), viene datata da Alfonso Bartoli (1954) ad epoca paleocristiana (IV-VI secolo d.C.). (CIL, X, 5902) La lastra mancante dell'angolo inferiore sinistro è in lettere capitali assai irregolari e trascurate. Il testo fa riferimento all'ampliamento di una basilica. (foto ICCD)
Il termine “basilica” fa supporre che questa, edificata successivamente all’editto di Milano, fosse costruita sfruttando la basilica di età romana sita sull’acropoli e precedentemente al 1108 provvista dell’arredo architettonico di cui si ha testimonianza nei numerosissimi e pregevoli resti del periodo altomedievale, conservati nei locali dell’attuale Cattedrale. Probabilmente, quando Agostino, già monaco di Casamari, divenne vescovo di Ferentino nel 1106, diede luogo ai lavori di adattamento dell’edificio basilicale, già esistente sulla spianata dell’acropoli romana, per renderlo adeguato ad essere la nuova cattedrale della città. Il breve lasso di tempo dell’episcopato agostiniano (appena cinque anni) non riuscirebbe a giustificare l’edificazione completa di un nuovo edificio basilicale. Pertanto è probabile che la basilica già esistesse e, mantenendo l’arredo altomedievale della chiesa, Agostino pensò di dare nuovo decoro forse alla sola facciata. Alla metà del XIII secolo l’arredo altomedievale della nuova cattedrale fu sostituito dai preziosi lavori dei Cosmati.
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Chiesa di S. Maria Maggiore, XIII secolo (foto di Marco De Castris)
L’attuale S. Maria Maggiore, in stile gotico-cistercense, è dedicata alla Madonna Assunta, è a tre navate che suggeriscono la presenza di un transetto e di tre absidi con parete di fondo rettilinea; invece la pianta della chiesa è perfettamente rettangolare e non a croce latina.
Sul quello, che si percepisce come transetto, si alza il tiburio ottagonale del campanile, incompiuto; infatti manca la guglia. Il “transetto” è delimitato da quattro pilastri polistili su base ottagonale che sostengono la sua copertura a volta a crociera. Si entra in chiesa attraverso la porta maggiore finemente decorata da un prezioso protiro con eleganti colonnine, sormontato da un attico decorato con cinque formelle con i simboli degli Evangelisti e con al centro l’agnello crucifero (Cristo). Le colonnine del pròtiro poggiano direttamente su leoni stilòfori, materiali di risulta dell’antico teatro romano, prossimo alla chiesa..jpg)
Chiesa di S. Maria Maggiore, Facciata principale protiro (foto di Fulvio Bernola)
Nella facciata si aprono tre rosoni, di cui il centrale elegante e arioso nella sua metafora della Rosa dei Beati (il Paradiso).
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Chiesa di S. Maria Maggiore, interno navata centrale (foto di Fulvio Bernola)
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Lo spazio delle navate, coperte con tegole e tavole, è scandito da pilastri a base rettangolare, che nel transetto sono sostituiti da quattro fasci di colonne che sorreggono, con volte a crociera, il campanile. Questa difformità potrebbe ricondursi, verso la fine del XIII secolo, all’interruzione del cantiere cistercense e la sua sostituzione con quello francescano impegnato nella costruzione della chiesa e convento di S. Francesco in Ferentino. S. Maria Maggiore è priva di ornamenti, fedele agli insegnamenti di Bernardo di Chiaravalle, che desiderava massima attenzione all’altare simbolo della passione, morte, e resurrezione di Cristo. Uniche concessioni al decoro: l’acquasantiera con telamone, dono del Comune, risalente al XIII secolo, e l’affresco della Madonna delle Grazie (scuola romana del XIV secolo).
Secondo la tradizione le testine, decorative dell’archivolto sulla porta di accesso alla navata sinistra, vengono identificate in Federico di Svevia e sua madre Costanza d’Altavilla.
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Chiesa di Santa Maria Maggiore, facciata decorazioni dell’archivolto soprastante la porta laterale sinistra (XIII secolo) (foto ICCD)
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Chiesa di S. Maria Maggiore, interno, Telamone acquasantiera dono del Comune (XIII secolo) (foto ICCD)
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S. Maria Maggiore, interno, particolari architettonici (foto di Giovanni Poce)
Da: https://www.ferentino.org/giovanni-poce/#santa-maria-maggiore-particolare
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Qui trovi il testo completo in pdf della scheda:
s. maria maggiore.pdf1.40 MB


