
Basilica dei SS. Giovanni e Paolo
Arrivati in Piazza Duomo, percorrendo via Don Morosini, a sinistra si apre la Valle del Sacco verso Frosinone; Veroli si intravvede dietro Monte Radicino. A destra si vedono i resti della nuova cattedrale progettata alla metà dell’Ottocento da Andrea Busiri Vici, ma mai portata a termine. Su Piazza Duomo si affaccia la cattedrale romanica del XII secolo dedicata ai fratelli martiri romani Giovanni e Paolo. Fu costruita all’epoca del vescovo Agostino, che eresse questo meraviglioso tempio sulla spianata dell’acropoli romana, utilizzando i resti di precedenti templi pagani ivi edificati. Sicuramente uno di questi edifici pagani era dedicato alla Vittoria Augusta l’altro a Ercole Ultore: ambedue le divinità pagane potevano essere sostituite dal nuovo vincitore: S. Ambrogio martire, il patrono di Ferentino.
La facciata della cattedrale è molto sobria; la porta centrale e quelle laterali, sono decorate da lunette; un’elegante monofora sormonta e impreziosisce la parte superiore della facciata. Nel 1581 gli affreschi si erano talmente scrostati che non si vedeva più la decorazione antica; fu il vescovo Silvio Galassi che nel 1585, durante la sua visita pastorale, ordinò di decorarle con le immagini della Vergine e dei due santi titolari: Giovanni e Paolo. Nei primi anni del ‘900 il fine decoratore Eugenio Cisterna (cfr. Daniela Moretti, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, vol. 26, 1982), affrescò le tre lunette dei portali con nuove decorazioni: nella lunetta sormontante la porta centrale la Vergine con Bambino tra i santi Giovanni e Paolo; nella lunetta della porta laterale destra S. Ambrogio con il suo cavallo bianco; nella lunetta della porta laterale sinistra S. Pietro a ricordo della chiesa a lui dedicata e distrutta alla metà del XIX secolo per fare spazio ad una nuova cattedrale mai costruita.

Il pavimento fu opera di Paolo. L’altare maggiore, che si alza dal pavimento con cinque gradini, è ornato dal ciborio opera del marmorario romano Drudo de Trivio (databile alla metà del XIII secolo) “Il ciborio del duomo di Ferentino, capolavoro dello scultore, reca all'interno degli architravi la duplice scritta col nome del committente e dell'artista ("+ archilevita fvit norwici hac vrbe iōhs / nobili ex gene; + magister drvdvs de trivio / civis romanvs fecit hoc hopvs"): il che ha consentito (Giovannoni, Note, 1904. Claussen, 1987, p. 148) di fissare intorno alle date 1231 e 1243 (alle quali Giovanni da Ferentino è attestato come arcidiacono di Norwich) due sicuri termini di riferimento, il secondo dei quali sembrerebbe peraltro più probabile.” (DRUDO da Trivio in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, voce a cura di Enrico Bassan, Volume 41,1992).
Al lato del presbiterio, a destra, una sinuosa colonna tortile, opera attribuita a Giacomo, è la base del cero pasquale. È monumentale; rappresenta la colonna di fuoco che illuminò il cammino degli Ebrei nel deserto, quando abbandonarono l’Egitto luogo della loro prigionia. Il popolo cristiano di Ferentino in questa splendida colonna vedeva la luce del Cristo risorto, che illuminava la definitiva liberazione dal peccato.

L’interno della cattedrale rimase integro fino al 1677, quando il vescovo Giancarlo Antonelli (1677-1694) lo fece ristrutturare secondo il gusto dell’epoca. Lasciando intatto il pavimento musivo e il ciborio di Drudo de Trivio, fece coprire le navate con finte volte ad arco ribassato e le pareti con i pilastri e le colonne con pesante strato di intonaco. Il catino absidale fu intonacato e decorato da un affresco raffigurante l’Incoronazione della Vergine, opera attribuita a un seguace di Pietro da Cortona.
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