Skip to main content
Ass. Gli Argonauti Ferentino

Via Regina Margherita
Ferentino
03013 FR

Follow Us

Comune Medievale – LOGGIA e stemma del Comune

Su Piazza Mazzini, un tempo chiamata Piazza del Governo, si affaccia il Palazzo Comunale medievale. Del passato medievale rimane traccia nell’elegante loggia che si apre con tre bifore graziosamente ornate. In una il decoro richiama quello dei palazzi fatti costruire nel Regno del Sud dall’imperatore Federico II di Svevia. Molto elegante e raffinata è la decorazione a punte di diamante della prima bifora da sinistra.
Nelle fondamenta del Palazzo comunale medievale, che chiamiamo “Consolare” anche se Ferentino fu quasi subito “comune signorile” e la cui carica maggiore fu quella del Podestà, si conservano i resti di una domus romana. Riportati alla luce nei primi anni 2000, mostrano i resti di un’imponente casa signorile, con mosaici in tessere bianche e nere, con impluvium e cisterna per conservare le acque piovane; una casa di persone importanti che poteva essere fondamento all’edificio civile più importante della Comunità nel Medioevo. 
 
Lo stemma del Comune
comune    (2)

Lo Stemma di Ferentino Palazzo “Martino Filetico”

“… di rosso, al giglio d’argento “. Lo scudo deve essere sormontato dalla corona di città, perché i Comuni insigniti del titolo di Città devono utilizzare nello stemma una corona turrita, formata da un cerchio d'oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d'oro e murato di nero.

Gli si attribuiscono due motti: uno in verso leonino det tibi florere / Christi potentia vere; e l’altro che recita: et avulsa florent nec suffocantur nec offuscantur. Il primo motto significa: la forza di Cristo ti conceda di fiorire nella Verità. L’avverbio vere si può rendere anche con l’espressione: nella giustizia, dal momento che nel concetto di Verità è intrinseco quello della Giustizia. Il motto è in verso leonino, una particolare forma metrica medievale caratterizzata dalla presenza di una rima interna tra i due emistichi che compongono l'esametro e il pentametro. Il secondo emistichio è composto da sette sillabe. Il primo emistichio si accorda per rima col secondo. Il secondo motto significa: e ciò che è estirpato, fiorisca e non sia soffocato né offuscato: sembrerebbe un richiamo al motto dell’abbazia di Montecassino: Succisa Virescit (Recisa alla base, torna a rinverdire). Il logo dell’abbazia cassinate è una quercia tagliata al piede, dal cui ceppo vanno spuntando rami nuovi. Di chiara evidenza, ricordando la millenaria storia dell’abbazia, è il significato delle parole, che vengono usate anche in riferimento a tutto ciò che, dopo la distruzione, trova in sé la forza di tornare a nuova vita. Ciò vale anche per la città di Ferentino. Il giglio bianco in campo rosso, così affrescato anche nel catino absidale della chiesa di Santa Lucia (1585), sembra conservare l’eco del periodo in cui Ferentino fu ghibellina. Fino al 1870 la Città appartenne allo Stato della Chiesa (dal 1815 Stato Pontificio); pertanto, pur godendo in quanto comune di una certa autonomia, esponeva nello stemma le chiavi d’oro e d’argento riferimento alla superiore autorità pontificia: la chiave d’oro simbolo del potere ligandi, cioè di giudicare; la chiave d’argento del potere solvendi, cioè di assolvere, di discernere il bene dal male. “L’origine dello stemma è dubbia; il Marchetti Longhi la fa risalire all’arma dei De Montelongo poi passata come emblema del Comune. Certa tuttavia è la sua origine storica nel Medioevo. Il Bartoli non vuole riconoscere allo stemma la natura di stemma “parlante”; a suo giudizio tale congettura poteva essere sostenuta solo se riconducibile ad una documentazione dove accanto al nome di Ferentino esistesse l’idiotismo Fiorentino. Il Bartoli non aveva rinvenuto tale attestazione in alcun documento da lui esaminato.Tuttavia l’analisi del motto che accompagna lo stemma: det tibi florere Christi potentia vere ci induce ad attribuire la caratteristica “parlante” all’insegna comunale ferentinate. Testimonianze documentarie del XVI sec., inoltre, certificano la presenza del termine Fiorentino per Ferentino” [B. VALERI, Gli Hohenstaufen e Ferentino, 1991, p. 166 e nota 37]. Il verbo “fiorire” utilizzato nei due motti, oltre ad avere assonanza con il nome della città, sottolinea il simbolo del giglio, facendo “parlare” lo stemma sia con l’icona del fiore sia con la parola scritta. (Maria Teresa Valeri) È interessante notare come Gregorio di Montelongo (figlio di Lando, nato a Ferentino nei primi anni del XIII secolo - morto l’8 settembre 1269 e sepolto nel duomo di Cividale), ferentinate e patriarca di Aquileia (dal 1251 al 1269), nella sua monetazione utilizza come stemma il giglio di Ferentino.

Denaro con grande giglio, Argento gr. 1,04

recto: GREGO RIV PA (Gregorius Patriarca). Il Patriarca mitrato seduto in faldistorio tiene, nella mano destra, la croce patriarcale, nella sinistra, solleva un libro ornato da 5 borchie

verso: AQVI LEGIA (Aquilegia). Giglio con due trifogli ascendenti dagli angoli superiori,accantonato da quattro rosette a cinque petali

Postilla A cura di Biancamaria Valeri

Ferentino, la Città delle Meraviglie Monumentali! Ecco cosa si prova entrando in Ferentino, percorrendo le sue strade, facendosi "rapire" dalla luce che accarezza la Città in tutte le fasi del giorno, con il bello e il cattivo tempo. È una città che "fiorisce" così come declama il motto che sottolinea lo stemma cittadino: Det Tibi Florere Christi Potentia Vere. Il motto di Ferentino richiama, con una variante, la legenda riportata nella moneta fiorentina grosso da 5 Soldi 6 Denari (Silver, 23 mm, 2.56 g, 12 h),

dove sul recto si legge:

DET TIBI FLORERE XPS FLORENTIA VERE

Traduz.: Ti dia Cristo, o Firenze, di fiorire nella Verità

al centro Giglio ornato di Firenze

e sul verso:

SANCTVS IOhANN ES BAPThISTA

Il Santo è seduto su trono in posizione frontale e regge lo scettro con la mano sinistra, con la destra i suoi stemmi). Pubblico la foto di questa moneta fiorentina molto preziosa perché è moneta d'argento (la moneta proviene dalla collezione di J. Knudsen, formatasi tra il 1970 e il 1990, ed è stata coniata nella bottega di Bartolomeo di Giovanni Carducci, maestro di zecca).

comune    (5)

Il motto di Firenze si trova anche nella moneta grosso guelfo da 4 soldi, 1345-1346; AR (g 2,26; mm 22; h 12); + DET TIBI FLORERE XPS FLORENTIA VERE, giglio, Rv. + SANCTVS IOhANN ES BAPThISTA. Il Santo seduto su trono in posizione frontale, regge una lunga asta. Questa moneta è molto rara.

comune    (6)

Qui trovi il testo completo in pdf della scheda: pdfcomune e stemma.pdf614.81 KB

si laedit caupona, Ferentinum ire iubebo: / nam neque divitibus contingunt gaudia solis ... - Orazio, Epist. I, 17, vv. 6-9