
I MONUMENTI DEL SECOLO XX: IL PALAZZO STAMPA E IL MODERNO MUNICIPIO
“Ferentino, Piazza Matteotti, Monumento ai Caduti nella Prima Guerra Mondiale, arch. Luigi Morosini (1921) foto di Biancamaria Valeri
IL PALAZZO STAMPA E IL MODERNO MUNICIPIO
Alle spalle della Nike alata del Monumento ai Caduti ferentinati della Grande Guerra (1918-1923), il lato nord dell’attuale piazza Matteotti è delimitato dal moderno Palazzo Municipale, ricostruito sull’area del settecentesco palazzo dei conti Stampa, distrutto completamente dal bombardamento aereo del 24 maggio 1944. Fotografie d’epoca ci permettono di conoscere il Palazzo Stampa, che aveva due piani con il piano terra rialzato. Il partito decorativo della facciata era caratterizzato dalla disposizione simmetrica delle finestre (quattro a destra del portale e quattro a sinistra su doppia fila nel piano terra e nel piano rialzato; nove al primo e al secondo piano); il monumentale portale di ingresso, incorniciato da due lesene tuscaniche, sosteneva il balcone soprastante, con un’alta finestra architravata e con cornice a timpano triangolare.
Gli ambienti si disponevano attorno al cortile centrale, che dava anche accesso alle cantine e alla rimessa delle carrozze. Al piano terra si trovavano gli appartamenti della servitù e le cucine; il primo piano, con funzione di rappresentanza, aveva le stanze e il salone di rappresentanza con soffitti decorati da fregi in stucco; nel secondo piano c’era l’abitazione privata.
Agli inizi del 1900 la piazza antistante al palazzo era ormai divenuta centro economico e sociale della città, favorita dalla destinazione ad ospitare il mercato settimanale: in essa si affacciavano un bar, una trattoria, un’oreficeria, un emporio, una farmacia, un’oreficeria. “Vi si trovava anche il Circolo dei Signori, dove la nobiltà cittadina si riuniva per trascorrere il tempo libero” [B. VALERI, Vicende dei Palazzi Comunali di Ferentino, 1984, p. 554].
La mancanza nell’antico Palazzo Comunale di ambienti da destinare ai nuovi uffici, che le moderne attività amministrative richiedevano determinò la decisione di acquisire l’area del distrutto Palazzo Stampa, in cui già dalla fine dell’Ottocento il Comune aveva affittato alcuni locali del piano rialzato, per costruirvi un nuovo e più ampio edificio municipale (delibera dell’8 novembre 1944 del Commissario prefettizio Tommaso Tartaglione). Ne fu progettista l’ingegnere Aldo Della Rocca, esperto urbanista, che volle rispettare le presenze architettoniche della piazza allineando l’ingresso al Municipio con il Monumento ai Caduti, rimasto illeso nonostante i bombardamenti che avevano devastato due lati della piazza; il prospetto del nuovo edificio venne prolungato verso ovest, per dotare il nuovo edificio di un maggiore numero di vani-ufficio. In ossequio alla tradizione architettonica della città, l’ingegnere Della Rocca rivestì il piano inferiore dell’edificio con un paramento in bugnato di travertino, ispirandosi all’architettura romana, medievale e moderna, attestata in città. Il portale, sormontato dal balcone, che corrisponde alla sala del Sindaco, è in asse con la torretta del civico orologio, impostata sul tetto. Terminata la fabbrica del nuovo Municipio, il popolo ferentinate “ebbe una vivace reazione, perché non trovò corrispondenza tra la massiccia sede municipale e l’elegante mole del palazzo dei Conti Stampa, edificato nel XVIII secolo” [B. VALERI, Vicende dei Palazzi Comunali di Ferentino, 1984, p. 553].

IL MONUMENTO AI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
La proposta di erigere un ricordo marmoreo “a favore dei cittadini che [nella prima guerra mondiale] col sacrificio delle loro esistenze preziose contribuirono alla vittoria della Patria” venne formulata dal consigliere comunale Giuseppe Di Torrice nella “seduta storica per inneggiare alla vittoria delle armi italiane”, tenutasi il 10 novembre 1918 nell’antica sede del Municipio di Ferentino (attuale Palazzo Consolare in piazza Giuseppe Mazzini). Nella seduta del 12 aprile 1919 il sindaco Pio Roffi Isabelli, reduce dalla guerra, propose che i nomi dei 167 caduti ferentinati fossero iscritti negli Atti consiliari; il Consiglio, inoltre, stabilì che il Comune avrebbe dato un contributo economico e che una pubblica sottoscrizione popolare avrebbe raccolto le offerte necessarie per erigere il monumento.
Il Comune di Ferentino assegnò l’incarico di progettare il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale al ferentinate Luigi Morosini. Accettato il progetto ideato e redatto da Luigi Morosini, l’Amministrazione Comunale nella seduta consiliare del 17 giugno 1922 decise che il monumento, solenne memoria del valore patriottico dei soldati ferentinati, fosse eretto al centro della piazza Umberto I, odierna piazza Giacomo Matteotti. Piazza Umberto I venne scelta quale sede più degna, perché avrebbe garantito al monumento celebrativo la massima visibilità e rappresentatività. Tale piazza, infatti, in quanto luogo ove si svolgeva il mercato cittadino settimanale, era la zona urbana più frequentata, perché centro di confluenza economica e di incontro di numerose persone, provenienti oltre che da tutta la cittadina, anche dal contado e dai paesi limitrofi.
Il monumento fu inaugurato il 16 dicembre 1923, circa un anno dopo la sua erezione, alla presenza del principe ereditario, Umberto di Savoia, del Sottosegretario al Tesoro, del Prefetto di Roma, del senatore Alfonso Bartoli, dell’ordinario diocesano mons. Alessandro Fontana, del sindaco di Ferentino, ing. Gaetano Cappucci, del progettista Luigi Morosini, di tutte le Autorità del Capoluogo e dei paesi vicini e della popolazione ferentinate.
La sottoscrizione popolare cittadina, indetta per raccogliere le offerte spontanee per l’erigendo monumento ferentinate, non ebbe esito favorevole, “non per difetto di grato animo e di doveroso sacrificio economico delle famiglie verso i nostri grandi morti, ma per la mentalità ordinaria delle nostre popolazioni, che vogliono il Comune quale espressione massima della Collettività, finanziatore di tutte le iniziative di carattere pubblico” (ASCNFe, Delibera consiliare del 21 dicembre 1923). Pertanto il Comune di Ferentino si sobbarcò tutto l’onere dei provvedimenti finanziari per il Monumento ai Caduti, prelevando somme con effetti cambiali presso i locali Istituti di Credito (ibidem).
Il costo complessivo del monumento fu di lire 76.594 e 20 centesimi, mentre quello dei festeggiamenti inaugurali fu di lire 24.630 e 10 centesimi.
Nel Certificato di pubblicazione delle spese, esposto dal 5 al 12 gennaio 1924, sono elencati i provvedimenti finanziari adottati per il Monumento ai Caduti, il consuntivo delle spese ad inaugurazione avvenuta e gli interessi del mutuo di somme prelevate presso le banche locali dal Comitato organizzatore:
A) Costo del Monumento
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1) Luigi Francioni: |
lavoro in pietra di travertino di Tivoli |
£ 39.161, 20 |
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2)Giuseppe Cataldi: |
lavoro murario ed impalcatura |
£ 10.599 |
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3) Gio. Batta Cialone |
trasporto pietra travertino e statua |
£ 5.900 |
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4) Dante Picchi |
cancellata in ferro |
£ 5.150 |
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5) Domenico Cataldi |
lavoro in travertino locale |
£ 400 |
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6) Pietro Pro |
lavoro da fabbro, diversi |
£ 516 |
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7) Luigi Angelisanti |
opere diverse |
£ 200 |
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8) Antonio La Marra |
raffinatura delle gradinate |
£ 568 |
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9) Fonderia Bastianelli |
statua in bronzo de la Vittoria |
£ 14.000 |
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10) Scultore Maccagnani |
esame dei bozzetti |
£ 100 |
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Costo del monumento |
Totale |
£ 76.594, 20 |
B) Importo cerimonia inaugurale
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11) Celestino Collalti |
n. 24 pennoni con bandiere; due palchi in legno e transenne romane divisorie per Autorità e Invitati, nonché addobbatura del palco di S.A.R. il Principe Ereditario |
£ 6. 682 |
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12) Fioraio Bonanni di Roma |
piante ornamentali e fiori |
£ 1.300 |
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13) Pasticceria Giuliani di Roma |
ricevimento al Municipio |
£ 3.700 |
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14) Ristorante Rosetta di Roma |
refezione alle Autorità |
£ 4.600 |
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15) Banda 119° Legione M.V.S.N. |
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£ 1.000 |
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16) Banda ex Combattenti di Alatri |
trasporto: £ 300 + cibarie £ 462, 10 |
£ 762, 10 |
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17) Armando Collalti ed Altri |
trasporti diversi |
£ 1.736 |
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18) Marmista Zaccardi |
lapide in marmo per il bollettino della Vittoria per il ricordo della Visita di S. A. Reale |
£ 600 |
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19) Enrico Zaccardi |
impianti elettrici |
£ 200 |
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20) Diversi per alloggi |
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£ 50 |
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21) Diversi per adattamento festivo di piazze, vie, ecc. |
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£ 4.000 |
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Importo cerimonia inaugurale |
Totale |
£ 24.630, 10 |
C) Impreviste: compresi gli interessi di mutuo per somme prelevate presso le banche locali e da estinguere in tre esercizi:
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£ 4.994, 25 |
Il Monumento ai Caduti di Ferentino è una colonna onoraria in travertino, sulla cui sommità è posta la statua bronzea della Vittoria alata, che in mano regge una corona di alloro.
Il basamento in travertino è a tre piani sovrapposti a grandezza decrescente: a pianta ottagonale il primo, a croce greca il secondo e ancora ottagonale il terzo.
Le pareti esterne dei bracci della croce greca presentano le quattro iscrizioni dedicatorie. Quella rivolta a nord recita: “COMUNE E POPOLO / ERESSERO / MCMXXIII” e in basso è incisa la firma dell’autore: L. MOROSINI Arch. Delle rimanenti, qui di seguito trascritte, una fu suggerita da Alfonso Bartoli, come confermano documenti epistolari (16 marzo e 17 marzo 1923):
- A GLI EROI / SIA LA NOSTRA GRATITUDINE / ETERNA COME LA GLORIA / CUI DIO LI HA ASSUNTI (proposta da Alfonso Bartoli).
- SPQF / AI CITTADINI DI FERENTINO / CHE EMULARONO LE AVITE GESTA / PER LA GRANDEZZA DELLA PATRIA / ERNICAMENTE PUGNARONO / ROMANAMENTE CADDERO / MCMXV-MCMXVIII
- OH VIVA, OH VIVA / BEATISSIMI VOI / MENTRE NEL MONDO SI FAVELLI O SCRIVA.
Sul basamento sorge una colonna onoraria di travertino, che poggia su una base modanata. La superficie inferiore del fusto della colonna è ornata da fasci romani scolpiti a bassorilievo; una piccola fascia decorata da una ghirlanda di alloro unisce la parte inferiore a quella superiore della colonna, che è, invece, ornata da scanalature a spigolo piatto. Il capitello a volute di stile ionico sorregge la statua bronzea di una Nike classicheggiante, scolpita da (la personificazione della Vittoria, immagine codificata nell’iconografia greca), che con le ali spiegate e le vesti mosse dal vento è orientata alla luce calda del meridione, poggia il piede destro sul globo e tiene nella mano sinistra la corona, simbolo della gloria con cui viene ad incoronare il vincitore. I nomi dei caduti, che la Nike giunge dal cielo ad incoronare, sono incisi sul basamento.
Il monumento è collocato al centro della piazza e rialzato dal piano di calpestio da due gradini, che definiscono un’area quadrata, recintata da una cancellata in ferro battuto di geometrica eleganza, opera del maestro ferraio Dante Picchi di Ferentino.
Il Monumento ferentinate, anche se rientra nel fenomeno della febbrile costruzione di monumenti patriottici del primo dopoguerra italiano (1920-1930), tesa a celebrare i soldati periti in battaglia, esaltandone enfaticamente l’eroismo, la generosa morte e la gloria, non è ispirato alla retorica iconografia della guerra, diffusa dai manifesti, cartoline o illustrazioni di giornali promossi dalla propaganda bellica. I motivi iconografici ricorrenti nei monumenti che proliferarono nei centri italiani sono, infatti, il fante armato in posizione di attacco, il soldato che regge nella mano il simulacro della Nike o il soldato morente sostenuto dalla Vittoria, spesso rappresentati con scarsissimi risultati artistici, privilegiando il linguaggio estenuato della retorica oleografica per ottenere risultati di facile comunicabilità. Poche le eccezioni, tra cui spicca il monumento ai caduti eseguito nel 1921 da Adolfo Wildt ad Appiano Gentile, in provincia di Como. Anche Morosini si allontanò dalla corrente iconografia comune e, se non fu particolarmente creativo al pari di Wildt, tuttavia seppe progettare un monumento che, sebbene profondamente innestato nella tradizione classica da cui provengono tutte le problematiche simboliche, fosse a suo modo originale, portatore di uno specifico valore culturale per la città che lo erigeva, testimoniandone la tradizione e i sentimenti.
Luigi Morosini, infatti, realizzò un monumento sobrio ed elegante di chiara ispirazione classica. Morosini probabilmente derivò l’idea della colonna onoraria di romana memoria dal monumento celebrativo di Vittorio Emanuele II, opera del cognato Giuseppe Sacconi, come dimostrano le analogie del monumento ferentinate con le quattro colonne a fusto liscio, sorreggenti bronzee vittorie alate con corona in mano, che ornano il prospetto della mastodontica mole sacconiana di Roma.
Luigi Morosini, recuperando la colonna ionica onoraria per celebrare i caduti ferentinati della prima guerra mondiale, manifestò la profonda adesione della città di Ferentino ai valori universali dell’uomo veicolati straordinariamente dalla civiltà classica, di cui Ferentino stessa ne è palinsesto storico.
Le decorazioni plastiche della colonna (i bassorilievi, il capitello) e pittoriche (le scanalature) contribuiscono a confermare la visione estetica di Luigi Morosini. I fasci romani e la ghirlanda di alloro, ornamento della parte inferiore del fusto, sono simboli classici di unità statale e di giustizia, attinti dalla civiltà latina. Simbolo di origine etrusca, i fasci romani, composti da verghe di betulla e olmo e da una scure legate insieme da corregge rosse, erano nella Roma antica l’insegna del potere dei magistrati, che si esercitava con la decapitazione e la fustigazione. I fasci romani del Monumento ai caduti di Ferentino, come suggerisce anche l’analisi delle iscrizioni dedicatorie, sono simbolo della fede del Popolo italiano nella unità statale, faticosamente riconquistata nelle dure lotte risorgimentali, combattute per la libertà e per l’indipendenza nazionale, e completata dopo la prima guerra mondiale.
Nella parte superiore della colonna il dinamico chiaroscuro delle scanalature anima visivamente la superficie, imprimendole un movimento virtuale, che guida lo sguardo dell’osservatore a salire verso l’alto, a trovare la sua quiete nella contemplazione della grazia decorativa del capitello a volute e nella leggerezza del volo della Vittoria alata.
L’area quadrata recintata dalla cancellata in ferro battuto, entro la quale si innalza il monumento, rappresenta l’area sacra che, sin dai tempi in cui l’uomo ha avvertito la presenza del divino, era considerata zona di rispetto per il luogo dove la divinità si era manifestata all’umanità; rappresenta il temenos, che nella civiltà classica circondava l’altare, il tempio, il luogo dove l’uomo valoroso aveva dato prova di quelle virtù che alla divinità stessa lo avvicinavano. Nel monumento ferentinate la cancellata delimita l’area di rispetto per i giovani soldati morti in combattimento in difesa della Patria: i loro nomi sono incisi sulle pareti del basamento, che diviene simbolico altare del loro personale sacrificio e di quanti, familiari e amici, li piansero; sacrificio che la colonna e il simulacro della Vittoria solennemente continuano a celebrare e a ricordare.
Il Monumento ai Caduti di Luigi Morosini ancora oggi svetta elegante sul suo basamento, nobile arredo urbano al centro della piazza, sulla quale si affaccia il nuovo Palazzo municipale, costruito dopo la seconda guerra mondiale. Per la solidità della sua struttura il Monumento ai Caduti non ricevette alcun danno dagli spostamenti d’aria causati dal crollo di due edifici delimitanti la piazza e distrutti dai bombardamenti aerei del maggio 1944, prova inconfutabile della rigorosa competenza professionale dell’ingegnere Morosini.
La sobria eleganza classicheggiante della colonna onoraria, le morbide sfumature chiaroscurali e la plasticità dinamica delle scanalature, delle volute del capitello ionico, del panneggio fluttuante della Nike alata qualificano in chiave urbanistica lo spazio quadrangolare della piazza, sottraendolo alla staticità del vuoto.
Il Monumento ai caduti diviene, infatti, il perno percettivo della spazialità urbana di piazza Matteotti, punto di raccordo simultaneamente centripeto e centrifugo delle traiettorie dinamiche delle cinque strade, che, immettendosi in essa, la collegano all’intero tessuto urbano, facendo della piazza stessa il nuovo cuore della città: le tensioni rotatorie del basamento, armonizzate con quelle verticali del fusto della colonna, imprimono al monumento un equilibrato movimento visivo di salita dal basso verso l’alto, quasi a significare simbolicamente la necessità di raccogliere tutta la linfa vitale che proviene dalla terra, dalle “radici” umane, spirituali e culturali espanse nel “terreno” della città anche attraverso le arterie della rete stradale e condurle alla luce del sole e al cielo, da sempre simboli di vita e di libertà.
Nella sistemazione attuale della piazza appaiono ingombranti i “dissuasori” bianchi, allineati nella piazza Matteotti in occasione dell’ultimo rifacimento della pavimentazione (1999-2000). Essi, anche grazie alla diversa e inadeguata tessitura della pavimentazione, delimitano a est della piazza il tracciato di una strada, che altera la geometrica planimetria della piazza stessa e la sua equilibrata fisionomia spaziale originaria.

Foto di Pietro Scerrato
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